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Il mito della caverna

Alcuni uomini sono incatenati fin dall’infanzia in una caverna costretti a guardare solo verso la parete di fondo.
All’uscita della caverna vi è un muretto alto circa quanto la metà dell’apertura.
Dietro questo muro degli uomini trasportano sulle spalle delle statuette che rappresentano ogni genere di cose.
Dietro questi uomini arde un grande fuoco ed in cielo splende il sole.
Il fuoco proietta sul fondo della caverna solo le ombre delle statuette, perché gli uomini che le trasportano sono nascosti dal muretto.
Le voci dei trasportatori rimbombano come eco sul fondo della caverna, per cui i prigionieri pensano che siano le voci delle ombre delle statuette.
I prigionieri sono dunque convinti che le ombre proiettate sul fondo della caverna siano l’unica realtà esistente.
Uno dei prigionieri riesce a liberarsi.
Egli si volta e va verso l’uscita della caverna e scopre che le statuette e non le ombre sono la realtà.
Uscendo dalla caverna all’esterno scopre che nemmeno le statuette sono la realtà, ma solo imitazioni delle cose reali.
Dopo essersi abituato a quella luce abbagliante alla quale non era abituato, scopre che tutte le cose sono visibili grazie alla luce del sole.
Vorrebbe rimanere fuori per sempre, ma poi si ricorda della situazione terribile dei suoi compagni e torna da loro per spiegargli la verità.
Tornato si accorge che i suoi occhi, ormai abbagliati dalla luce, non distinguono più le ombre delle statuette.
Allora i compagni ridono di lui e lo disprezzano e infastiditi del suo tentativo di scioglierli e di portarli fuori dalla caverna, lo uccidono.